Nella preparazione all'esame di terza media, i nostri professori ci hanno suggerito l'utilizzo di mappe concettuali. Con il programma Cmap, questi sono alcuni risultati:


Mappe realizzate da Francesco Cavalleri


Mappe realizzate da Francesco Cavalleri

Questa esigenza non è una novità. Basti pensare a Jean-Jacques Rousseau, che già ai tempi dell' Illuminismo sottolineava l' insufficienza del pensiero razionale e l' importanza dei sentimenti. Lo stesso vale per il romanticismo. Oggi sarebbe importante tenere insieme le verità dell' illuminismo e quelle del romanticismo. Purtroppo non lo si fa quasi mai, perché siamo tutti prigionieri di una logica binaria che domina anche il mondo dell' educazione, dove si privilegia la razionalità, in nome di un universo fatto solo di certezze e una visione riduttiva dell' uomo. In realtà, accanto ad alcuni arcipelaghi di certezze incontestabili, noi ci muoviamo in un universo fatto da oceani d' incertezza. Se veramente volessimo insegnare ai giovani la complessità della realtà umana, dovremmo spiegare loro che, accanto all' homo sapiens, figura sempre l' homo demens, giacché il delirio e la follia sono da sempre una delle polarità umane. Come pure, accanto all' homo oeconomicus, non manca mai l' homo ludens, quello che adora il sogno e il gioco. Insomma, l' homo faber non è solo un inventore di macchine, ma anche un produttore di miti e di credenze che non poggiano certo sulla razionalità. Riconoscere questa ricchezza e questa complessità è oggi una necessità, perché solo così sarà possibile affrontare le sfide della contemporaneità.
Le possibilità sono molteplici: indurre un batterio a produrre una certa proteina (inserendogli il gene che la codifica) per ottenerne quantità più ampie; oppure coltivare delle cellule staminali. Sulle cellule staminali c'è stato il primo dubbio della scienza: dal momento che c'è la possibilità di indurle a trasformarsi in particolari cellule per curare l'organimsmo, l'uomo può intervenire in questo modo per salvare delle vite? Io penso che sia legittimo, anche constatando che in un caso* l'utilizzo delle cellule staminali è andato a buon fine. Qualcuno potrebbe obiettare che se le cellule staminali non intervengono naturalmente non bisogna obbligarle. In questo caso, come in molti altri, è necessario stabilire una norma, una legge che definisca il corretto utilizzo di una certa tecnologia. Ad esempio, qualche anno fa in Italia dopo un referendum si era arrivati alla seguente legge: "Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Il ricorso alla procreazione medicalmente assistita è consentito qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere determinate malattie geneticamente trasmittibili" Significa che è consentita la fecondazine artificiale ma non l'intervento a livello genetico per modificare l'embrione prima del trapianto nell'utero materno. Secondo me, quando c'è la certezza genetica di una malattia grave, e si ha la possibilità di evitarla sostituendo i geni malati, bisognerebbe essere autorizzati ad intervenire. Ovviamente i rischi sono moltissimi: potendo intervenire sul patrimonio erditario, un genitore potrebbe scegliere l'aspetto del proprio figlio, il che porterebbe alla nascita di moltissime persone uguali, e sarebbe come vivere in un mondo di cloni. Ma questa è un'altra storia. Raccontiamola subito. Tutti (i più grandi) si ricorderanno di qundo nel 1997 fu clonata la pecora Dolly.
(Quello a destra è lo scienziato che ha condotto l'esperimento, non il clone della pecora).
L'ultima mia considerazione ci porta allinterno delle biotecnoligie, che sicuramente sono utilizzate a buon fine: la produzione di insulina, ad esempio, salva ogni giorno migliaia di persone. I batteri non si sono mai lamenteti di essere sfruttati, quindi non penso che ci possa essere niente che contrasti questa pratica benefica. A parte il rischio di batteri transgenici patologici. Che riproducendosi ci ucciderebbero tutti, ma il rischio è basso. Alla fine sono contento dei progressi nella genetica, nelle biotecnologie e nei campi affini, e soprattutto sono felice di averli studiati (e capiti) perchè mi hanno fatto intendere che per diventare famoso dovrò tirare fuori qualcosa di veramente geniale, perché ci siamo già spinti quasi al limite. Quale limite? Sta a voi rispondere.
